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15 octobre

Sondaggio invenzioni giapponesi

Dopo aver deciso come chiamare paolo, diventato ormai una divinità, ecco il nuovo sondaggio! Questa volta si deciderà quale fra queste invenzioni giapponesi sia la migliore. La decisione è importantissima, quindi siate riflessivi.
 
PANTOFOLE PER GATTO:
E' giusto che anche i gatti possano girare comodi per casa. Animalisti fatevi valere.
invenz13
 
ARIA SANA:
Abitate in città ma volete respirare un pò d'aria sana?Allora girate per casa con questo congegno.
untitled
 
ZEBRE PORTATILI:
Finalmente ecco la possibilità di attraversare dove si vuole. Al diavolo i vigili!
strisce
 
RAFFREDDORE:
Quando si è molto raffreddati e non si ha voglia nè energie per prendere il fazzoletto dalle tasche l'unica soluzione possibile sembra essere questo congegno.
 carta
 
RAFFREDDA SPAGHETTI:
Quando il piatto è troppo caldo evitate di sprecare il vostro fiato o di farvi sputacchiare qualche vostro amico. Usate questo ventilatore e il problema
è risolto.
spag
 
 
 
 
 


5 octobre

invenzioni giapponesi (parte I)

IL MONDO GIAPPONESE CI REGALA SEMPRE NUOVE EMOZIONI

ecco a voi le scarpe che non si bagnano! un invenzione che rivoluzionerà il mondo!

10 septembre

mostra di foto giapponesi

 

Zoom on / in / out Japan


PROGRAMMA:

6 settembre 2008 inaugurazione mostre:
Noriaki Yokosuka
Kashiwagi Takashi
-Nippon girls. Fotografia al femminile- : Hiromix, Maki Miyashita, Mika Ninagawa, Yurie Nagashima

13 settembre 2008:
installazione di Masao Yamamoto

27 settembre 2008:
video installazione di Maurizio Marcato

Milano - Assab-one
18 settembre
workshop di Masao Yamamoto
per informazioni: +39 02 2828546

Verona - MIMA District
20 settembre
workshop di Masao Yamamoto
per informazioni: +39 045 6050601

WAVE PHOTOGALLERY
Via Trieste 32,a Brescia
ingresso libero

tratto da qui
 
14 mai

chattano, giocano, dormono. e a volte si suicidano (parte II)

Volevo postare questo:
" Tokyo è lontana milioni di chilometri dalla mia stanza ma la sento lo stesso, la sento ruminare il suo sottobosco di gambe e di braccia umane e di gente che si appisola sulla metropolitana, al caldo dei sedili e del dondolio del tempo fra una stazione e l'altra."
secondo il giornale "liberazione" erano le parole di un hikikomori.. in realtà ho scoperto facilmente che erano inventate quindi come al solito cattiva informazione nn ci si può fidare..
infatti è preso da qui (racconti inventati di un hikimori)



13 mai

Hikikomori (parte I)

Hikikomori ("stare in disparte, isolarsi") è un termine giapponese che sta ad indicare un fenomeno comportamentale riguardante gli adolescenti e i giovani post-adolescenti in cui si rigetta la vita pubblica e si tende ad evitare qualsiasi coinvolgimento sociale. Si tende quindi ad isolarsi chiudendosi nelle proprie case e interrompendo ogni genere di rapporto con gli altri, fuori dalle mura domestiche. L'hikikomori diventa schiavo della propria vita sedentaria, gioca con videogiochi e guarda la televisione durante tutto il proprio tempo libero. L'unico mezzo di comunicazione che usa è internet, con cui si crea un vero e proprio mondo tutto suo, con amici conosciuti online.
Il termine può essere utilizzato sia per definire il fenomeno in sé, sia i soggetti che ricadono nel gruppo di persone che fanno parte di questo fenomeno (esempio: Quel ragazzo è un hikikomori). Molti casi nascono per via di disavventure scolastiche o lavorative oppure per problemi di carattere psicologico. Secondo una stima del Ministero della sanità giapponese il 20% degli adolescenti maschi giapponesi sarebbero hikikomori. In realtà sembrerebbe che questo "stato" affligga non soltanto i ragazzi, ma anche le ragazze.
 
28 janvier

tornano i proverbi

あなた が 好き(すき)
Anata ga suki,

仕事(しごと) が 好き(すき)
shigoto ga suki,

笑顔(えがお) 大好き(だいすき)
egao ga dai suki.

Mi piaci, mi piace il lavoro, amo il sorriso.


19 décembre

i periodi storici giapponesi

Fino al 600 Preistoria e Protostoria

710 - 794     Periodo di Nara

794 - 1185   Periodo di Heian

1185 - 1333 Periodo di Kamakura

1333 - 1568 Periodo di Muromachi (o degli shogun Ashikaga)

1568 - 1600 Periodo di Azuchi-Momoyama

1603 - 1868 Periodo di Edo (o degli shogun Tokugawa)

1868 - 1912 Periodo Meiji

1912 - 1926 Era Taisho

1926 - 1989 Era Showa

Dal 1989     Era Heisei

15 décembre

momotaro il ragazzo nato dalla pesca

C’era una volta un vecchio e una vecchia.
Il vecchio andava in montagna a far legna e la vecchia al fiume a lavare la biancheria.
Un giorno la vecchia, mentre stava lavando la biancheria, vide galleggiare sulla corrente una grossa pesca.
La vecchia prese la pesca e la portò a casa.
Il vecchio ritornò dalla montagna e rimase meravigliato nel vedere la pesca.
Accarezzando la pesca diceva: "Che bella pesca!". "Proviamo a tagliarla!", e la mise sul tagliere.

La vecchia stava per tagliare la pesca con un grosso coltello, quando…la pesca si mosse.
"La pesca! La pesca è viva!", così pensavano quando la pesca si ruppe e dall’interno uscì un bambino.
Il vecchio e la vecchia si meravigliarono, ma ancor più si meravigliarono della sua vivacità.
Subito il bambino cominciò a divorare scodelle di riso una dopo l’altra.
Il vecchio e la vecchia con grande gioia chiamarono il bambino nato dalla pesca "Momotaro".

Momotaro cresceva a vista d’occhio e con una grande forza, tanto che sollevava con facilità anche cose pesanti.
Così facendo Momotaro cresceva e diventava grande e forte.
C’era però una cosa che dava loro preoccupazione: anche se la vecchia lo cullava o se il vecchio gli sorrideva dolcemente, Momotaro stava zitto e indifferente. I vecchi erano preoccupati, perché Momotaro non parlava affatto.

"Perché questo bambino non apre bocca?", si dicevano i due vecchi guardandosi l’un l’altro.
"Vado!", esclamò improvvisamente Momotaro a gran voce.
"Vecchio, vecchia, vado a combattere i demoni!".
Al grido di Momotaro la vecchia sobbalzò: "A combattere i demoni?!".
I vecchi gli dissero che era molto pericoloso.



A quei tempi infatti nel villaggio venivano spesso dei demoni che rubavano cose e rapinavano persone e, usando ogni violenza, facevano soffrire gli abitanti del villaggio.
Momotaro, avendo sentito tutto ciò, non sopportava più questa situazione.
Il vecchio e la vecchia procurarono al loro Momotaro dei "kibidango" e un vestito. Finalmente venne il giorno della partenza.
Momotaro vestì l’abito che gli aveva preparato il vecchio e si mise sulle spalle un fagotto di "kibidango".
Nonostante i vecchi fossero molto preoccupati, Momotaro lasciò la casa e i vecchi che piangendo lo vedevano allontanarsi.

Momotaro puntò diritto all’isola dei demoni.
Mentre camminava, un cane gli si fece incontro e disse: "Momotaro, se mi dai un ‘kibidango’ vengo con te!". Momotaro glielo diede e il cane andò con lui.
Poco dopo si avvicinò una scimmia che disse: "Momotaro, se mi dai un ‘kibidango’ vengo con te!". Momotaro diede anche alla scimmia il "kibidango" e questa lo seguì.
Poco dopo un fagiano venne volando e disse a Momotaro la stessa cosa: "Momotaro, se mi dai un ‘kibidango’ vengo con te!". Momotaro diede anche al fagiano il "kibidango" e il fagiano lo seguì.
Tutti insieme attraversarono campi e monti e giunsero alla riva del mare.
Di qui salparono con una barca e finalmente giunsero all’isola dei demoni, fatta di rocce che spuntavano dal mare.
Dopo un volo di ricognizione il fagiano tornò, dicendo che era il momento giusto perché i demoni stavano gozzovigliando.

Era il momento giusto, ma la porta dell’isola era saldamente chiusa.
"Questo lavoro è per me!", disse la scimmia.
Con un salto scavalcò la porta e dall’interno la aprì.
I demoni erano nel pieno della baldoria, quando improvvisamente Momotaro balzò in mezzo a loro e disse: "Io sono Momotaro, numero uno in Giappone, e vi sconfiggerò!".
I demoni sbalorditi rimasero completamente interdetti, così che mentre erano distratti Momotaro e i suoi amici li assaltarono.
Il cane morse i demoni, la scimmia li graffiò e il fagiano li beccò, e Momotaro li colpiva con una forza straordinaria.
Ci fu una grande confusione. Arrivò anche il capo dei demoni tutto infuriato.
"Chi è quel ragazzotto insolente?". "Ti prenderò!", disse il capo dei demoni, e roteò con forza un grosso bastone di ferro contro Momotaro.

Ma il bastone di ferro che colpì la testa di Momotaro si spezzò di netto.
Così Momotaro, con la sua testa dura che aveva spezzato il bastone di ferro, diede una testata al capo dei demoni e lo vinse.
Il capo dei demoni vide d’un tratto le stelle e cadde a terra.
"Non faro più cose cattive. Non attaccheremo più il villaggio. Perdonami!".
Dopo aver caricato sulla barca il tesoro che i demoni avevano rubato, Momotaro e i suoi amici tornarono a casa sani e salvi.
Ma ciò che più aveva reso felice Momotaro era che il sogno di vincere i grossi demoni si era realizzato.

Momotaro significa letteralmente "ragazzo-pesca" (momo=pesca; taro=ragazzo).
I Kibidango sono una specie di gnocchetti dolci di miglio.
 
10 décembre

i 47 ronin

Asano, daimyo del feudo di En Ya, bello, coraggioso ma non molto furbo si trova a Edo nel quartiere dello Shogun Tokugawa e viene mandato da questo a conferire con il nobile Kira, ministro dei Riti.

Era uso ingraziarsi i nobili con dei doni ma Asano sbaglia nello sceglierli per il bieco, brutto, vigliacco e soprattutto avido Kira che lo sbeffeggia e lo offende davanti a terzi.
Asano non resiste alla provocazione e cerca di uccidere Kira che riesce a fuggire grazie all'intervento di una sua guardia che muore nell'azione.
Lo Shogun ordina ad Asano di fare seppuku, emette un decreto di confisca sul suo feudo e scioglie il clan En Ya.

Appena saputa la notizia, i circa 200 samurai del clan si spartiscono i beni di famiglia e scappano dopo aver dato fuoco al castello, lasciando solo terra e cenere alle milizie dello Shogun e diventando ronin (uomini onda, samurai senza padrone).



Prima di separarsi fanno un solenne giuramento di vendetta nei confronti di Kira e della sua famiglia. Per un anno -lontano l'uno dall'altro- gozzovigliano o commerciano o tirano in qualche modo a campare, eliminando ogni sospetto dalla mente del loro nemico e raccogliendo informazioni.

Nell'anniversario del suicidio rituale del loro capo, 47 (appunto) di questi mantengono la promessa: entrano nel castello dell'odiato nemico e lo uccidono insieme a tutti i suoi discendenti maschi e le guardie, poi bruciano il castello.
La testa di Kira la sotterrano ai piedi della tomba di Asano.

Per ordine dello Shogun Tokugawa 46 samurai del clan En Ya fanno seppuku, il 47-esimo, "il più giovane tra loro -Terasaka Kichiemon- dovrà rimanere in vita, affinchè egli e la sua discendenza compiano regolarmente le offerte rituali agli spiriti dei suoi leali compagni" e per raccontare questa storia...
Il clan En ya viene ricostituito in favore del fratello di Asano e la famiglia e i suoi servitori non solo vengono riabilitati ma diventano gli eroi più famosi della storia giapponese.




NOTE:
Shogun: capo del governo, deteneva il potere assoluto nel Giappone feudale, dove l'Imperatore assolveva ad un ruolo esclusivamente formale privo di ogni reale potere.

Daimyo: letteralmente significa grande nome, dai = grande, myo = nome della casata, con questo termine si indicavano i feudatari dell'epoca shogunale, anch'essi appartenenti alla casta dei samurai.

Seppuku: suicidio rituale.

Ronin: letteralmente uomo onda, erano samurai senza padrone, senza un signore da servire. Samurai sbandati che erano stati al servizio di Daimyo decaduti o sconfitti.

Edo: l'odierna Tokyo, capitale dello shogunato Tokugawa.


8 décembre

bushidou

Il Bushidō ( 武士道, la via del guerriero infatti 道= michi, via)
è un codice di condotta e un modo di vita, analogo al concetto europeo di Cavalleria, adottato dai guerrieri giapponesi.

In esso sono raccolte le norme di disciplina, militari e morali che presero forma in Giappone durante gli shogunati di Kamakura (1185-1333) e Muromachi (1336-1573), e che furono formalmente definite ed applicate nel periodo Tokugawa (1603 - 1867).

Ispirato ai principi del buddhismo e del confucianesimo adattati alla casta dei guerrieri, il Bushidō esigeva il rispetto dei valori di onestà, lealtà, giustizia, pietà, dovere e onore che dovevano essere perseguiti fino alla morte. Il venir meno a questi principi causava il disonore del guerriero, che espiava commettendo il seppuku, il suicidio rituale.



 I sette principi del Bushidō [modifica]

    * 義, Gi: Onestà e Giustizia

Sii scrupolosamente onesto nei rapporti con gli altri, credi nella giustizia che proviene non dalle altre persone ma da te stesso.
Il vero Samurai non ha incertezze sulla questione dell'onestà e della giustizia.
Vi è solo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

    * 勇, Yu: Eroico Coraggio

Elevati al di sopra delle masse che hanno paura di agire, nascondersi come una tartaruga nel guscio non è vivere.
Un Samurai deve possedere un eroico coraggio, ciò è assolutamente rischioso e pericoloso, ciò significa vivere in modo completo, pieno, meraviglioso. L'eroico coraggio non è cieco ma intelligente e forte.

    * 仁, Jin: Compassione

L'intenso addestramento rende il samurai svelto e forte.
È diverso dagli altri, egli acquisisce un potere che deve essere utilizzato per il bene comune.
Possiede compassione, coglie ogni opportunità di essere d'aiuto ai propri simili e se l'opportunità non si presenta egli fa di tutto per trovarne una.

    * 礼, Rei: Gentile Cortesia

I Samurai non hanno motivi per comportarsi in maniera crudele, non hanno bisogno di mostrare la propria forza.
Un Samurai è gentile anche con i nemici.
Senza tale dimostrazione di rispetto esteriore un uomo è poco più di un animale.
Il Samurai è rispettato non solo per la sua forza in battaglia ma anche per come interagisce con gli altri uomini.

    * 誠, Makoto o 信, Shin: Completa Sincerità

Quando un Samurai esprime l'intenzione di compiere un'azione, questa è praticamente già compiuta, nulla gli impedirà di portare a termine l'intenzione espressa. Egli non ha bisogno né di "dare la parola" né di promettere.
Parlare e agire sono la medesima cosa.

    * 名誉, Meiyo: Onore

Vi è un solo giudice dell'onore del Samurai: lui stesso.
Le decisioni che prendi e le azioni che ne conseguono sono un riflesso di ciò che sei in realtà.
Non puoi nasconderti da te stesso.

    * 忠義, Chugi: Dovere e Lealtà

Per il Samurai compiere un'azione o esprimere qualcosa equivale a diventarne proprietario.
Egli ne assume la piena responsabilità, anche per ciò che ne consegue.
Il Samurai è immensamente leale verso coloro di cui si prende cura.
Egli resta fieramente fedele a coloro di cui è responsabile.


29 novembre

il vento divino

La storia leggendaria che ci ha tramandato la tradizione, e che per i Giapponesi è stata Storia fino alla fine della Seconda guerra mondiale, è questa:

il mongolo Kublai Khan già padrone di Cina, Indocina, Corea e Tibet, fondatore della dinastia che dominò la Cina con il nome di Yuan, vuole annettersi anche il Giappone.
Prova una prima volta nel 1274 ma è respinto da una tempesta, furioso dà ai suoi comandanti un anno di tempo per riprovarci.
Ora, la distanza tra i porti del Khan mongolo e il Giappone è di circa 500 miglia di mare aperto, non esiste una flotta militare in grado di trasportare i 140 mila guerrieri e Arakhan, comandante in capo di Kublai Khan, inizia a costruire navi a tambur battente.
Per quante migliaia di operai siano stati impiegati e per quanto rapidi siano stati, bisogna arrivare al 1281 prima che siano approntate le circa 4.400 navi in grado di trasportare le truppe e che un giorno apparvero al largo delle coste giapponesi. Gli uomini e i cavalli sbarcano, iniziano le prime battaglie con i samurai e, per quanto i mongoli si ritenessero invincibili non fosse che per la superiorità numerica, sono costretti a ritirarsi.

Arakhan ha due alternative: ritirarsi o dare nuovamente battaglia, opta per quest’ultima forte appunto del numero dei suoi armati e dell’appoggio di dio, d’altro canto i samurai sono animati dalla necessità di difendere la loro patria e non confidano certo meno nell’intervento divino che si palesa con una nuova tempesta  barazzandoli definitivamente dal pericolo mongolo.

La tempesta che affondò le navi fu chiamata Kamikaze, vento divino.

28 novembre

gengis khan e kublai Khan (il vento di dio parte I)

Gengis Khan (fine XXI secolo) è nome originale Temüjin (Temuchin, ossia il fabbro).

E' stato il sovrano (khan) che, dopo aver unificato le tribù mongole fondando l'Impero Mongolo,
le condusse alla conquista della maggior parte di Asia Centrale, Cina, Russia, Persia, Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale,
dando vita, anche se per breve tempo, al più grande impero della storia umana.

Suo nipote Kublai Khan è stato il primo imperatore della dinastia cinese Yuan.




Kublai Khan (23 settembre 1215 - 18 febbraio 1294) appartenne a una famiglia di condottieri, conquistatori e sovrani mongoli: suo fratello Hülegü conquistò infatti la Persia fondando l'Ilkhanato, e anche suo cugino Kaidu, figlio del secondo Gran Khan Ögödei, fu un importante condottiero mongolo e acerrimo oppositore dello stesso Kublai Khan per tutta la vita.

In Europa, Kublai Khan fu noto sin dal Medioevo, in quanto Marco Polo visitò il Catai durante il suo regno, divenendo presto un suo favorito e servendo alla sua corte per oltre diciassette anni, secondo quanto racconta lui stesso nel Milione.
26 novembre

ritorna la storia del giappone

  • come mai i kamikaze ("vento di dio") si chiamano così?
  • come mai il Gran Khan che invase mezzo mondo.. non invase il Giappone?
  • cos'è il bushido?
  • i ninja sono veramente esistiti?

torna la storia del giappone con una rassegna di perchè..
PROSSIMAMENTE



tutti i vecchi articoli sul giappone qui!
2 novembre

storia del giappone: periodo jomon




Il periodo Jōmon (縄文時代, Jōmon-jidai) è il periodo di storia giapponese che va da circa il 10.000 a.C. fino al 300 a.C.

Con "Jōmon" ci si riferisce al popolo e cultura giapponese di quell'epoca, occorre comunque tener ben presente che dato la vastità del periodo temporale coperto non è esistito un popolo e cultura "Jōmon" monolitica, quanto piuttosto più popoli e culture accumunate dall'uso di certe tecniche (in particolare alla tecnica di produzione di vasellamente).

Jōmon, che prende i nomi dalle tipiche decorazioni del vasellame dell'epoca.

È una società che si basa principalmente sulla raccolta, caccia e pesca, ma pone le basi per lo sviluppo agricolo che avverrà nel periodo successivo.


shintoismo


Lo Shintoismo o Scintoismo, o semplicemente Shinto (神道, shintō), è una religione nativa del Giappone e nel passato è stata la sua religione di Stato.

Prevede l'adorazione dei kami, un termine che si può tradurre come divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali.
Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio Amaterasu, la dea del Sole; anche il Dio cristiano in giapponese viene tradotto come "kami".

La parola Shinto nacque dall'unione dei due kanji: shin che significa "divinità", "essere di luce" (il carattere può essere anche letto come kami in giapponese) e 道 tō contrazione di Tao ("via" o "sentiero" in senso filosofico).
Quindi, Shinto significa letteralmente "la via degli esseri di luce", "la via degli dèi".
In alternativa a Shinto, l'espressione puramente giapponese per indicare lo Shintoismo è Kami no michi (michi = via).


23 octobre

storie di samurai

"A Edo 4 o 5 si riunirono a giocare a Go.

Ad un certo punto uno di loro si era allontanato x andare in bagno.
Nel frattempo, tra gli altri scoppio una rissa. Uno fu abbattuto, le lanterne si spensero e regno gran tumulto.
Al suo ritorno, l'uomo che era andato in bagno gridò: "Restate tutti calmi, non è niente! Permettete che me ne occupi io, e accendete le lanterne".
Dopo che le lanterne si riaccesero e tutti si calmarono l'uomo decapitò di netto uno dei suoi interlocutori.

In seguito egli disse:"non ho avuto la fortuna, oggi, come samurai. Infatti non ero presente alla lotta. e se ciò fosse interpretato come atto di viltà, mi si intimerebbe il seppuku. e se anche ciò accadesse, non potrei giustificarmi dicendo semplicemente che dovetti andare in bagno. cosi, anche qui il seppuku rimarrebbe la mia unica scelta. ecco perchè ho dovuto uccidere qualcuno: pur di non patire l'umiliazione di morire da solo"

Lo shogun venne a sapere dell'intera faccenda e lo lodò."

18 octobre

daruma

Le bambole daruma (達磨, daruma), dette anche bambole dharma, sono figurine votive giapponesi senza gambe né braccia, che rappresentano Daruma, il fondatore e primo patriarca dello Zen.

I colori più comuni sono: rosso (il più frequente), giallo, verde e bianco.

La bambola ha un volto stilizzato da uomo con barba e baffi, ma gli occhi sono dei cerchi di colore bianco.



Vi sono numerose leggende su questo personaggio, da quella in cui resosi conto di aver ceduto al sonno durante la meditazione si fosse strappato le palpebre e gettandole a terra sarebbe nata la mitica pianta del tè che da secoli aiuta con la teina a restare svegli i monaci nelle lunghe ore di meditazione; a quella in cui avesse perso braccia e gambe dopo aver trascorso 9 anni in meditazione in una caverna.

Le bambole daruma per la forma e per la distribuzione dei pesi tendono a non cadere mai anche se spinte, cioè tornano sempre in piedi, per questa caratteristica sono diventate il simbolo dell'ottimismo, della buona fortuna e della forte determinazione.


In giappone quando un giapponese si pone un obiettivo, pittura un occhio della daruma.
Quando lo raggiunge, celebra la vittoria pitturando l'altro occhio.